Ci sono storie che meritano di essere raccontate, capaci di dimostrare come la resilienza e la forza interiore, aiuti a superare gli ostacoli, anche i più grandi.

Nel blog di AD MAIORA – Storie di Resilienza prosegue il viaggio attraverso la testimonianza di chi ce l’ha fatta e desidera incoraggiare altre persone che vivono un momento difficile. 

La protagonista resiliente di questa pagina web è Veronica Lo Surdo, violoncellista torinese. Lei stessa ci ha scritto per raccontare come la sua passione per la musica non si sia fermata davanti alla distonia focale del musicista. Una patologia che Veronica ha incontrato sei anni fa e che l’ha guidata verso un profondo e doloroso cambiamento nel suo rapporto con la musica. Senza per questo limitarla nel prosieguo della sua più grande passione. 

Lasciano un segno positivo le parole di Veronica Lo Surdo, una giovane donna coraggiosa e caparbia: 

La mia storia nasce da una sfida: continuare a fare musica nonostante una distonia focale alla mano sinistra. Per anni ho pensato fosse una condanna, poi ho trasformato questa difficoltà in una nuova possibilità. Ho capito che per me, fare musica era più importante di qualsiasi altra cosa e nulla mi avrebbe impedito di farla. Raccontare questa storia per me è importante perché la resilienza non è solo resistere, ma reinventarsi: ognuno può trovare la propria strada anche dentro una ferita. Oggi non mi sento più “la musicista sbagliata” che suona con un dito solo, mi sento pioniere di un nuovo metodo di studio. Magari un giorno, nelle scuole di musica di tutto il mondo, verrà adottata la mia “tecnica per dito solo“. 

Ispirata dal maestro Ezio Bosso si è avvicinata alla viola, all’arpa ed infine al violoncello il suo attuale “compagno” musicale. 

Pensiamo sia interessante e stimolante approfondire la storia di Veronica Lo Surdo e per questo vi proponiamo di seguito la sua intervista. 

Cosa significa per LEI fare musica?
Fare musica per me significa respirare. È un linguaggio interiore che unisce la parte più fragile e quella più luminosa di me, trasformandole in suono. Ogni mio concerto è per me un atto di trasformazione interiore. Definisco la mia musica “rituale”. Sono qui per aprire varchi, per fare qualcosa di nuovo e innovativo. E sono sicura che tutto questo non serve solo a me, ma anche a tutte le persone che ascoltano il suono del mio violoncello.

Qual è stata la sensazione e l’emozione avvicinandosi agli strumenti musicali in modo diverso?
Ho provato paura e spaesamento, ma poi anche libertà. Suonare in un modo nuovo mi ha insegnato che la creatività nasce quando accettiamo di cambiare prospettiva. Ho suonato molti strumenti e questo mi ha permesso di scoprire me stessa, il mio corpo e varcare nuove frontiere. Poi ho scoperto il violoncello e quel suono ancestrale mi ha catturata. Quando ho iniziato a suonarlo, non sapevo ancora cosa ne avrei fatto (di quel suono). Oggi, dopo cinque anni, offro concerti che sono un portale sulla fisica quantistica.

Si dice che la musica sia un linguaggio universale. Quali messaggi vuole trasmettere con la sua arte?
Più di tutto, il coraggio di guardarsi dentro. Osservare le proprie ferite senza giudizio. Stare nel qui e ora, nel momento presente. La distonia mi ha insegnato che la felicità è uno stato interiore. Nessuno può donarcela, né togliercela. Siamo noi gli unici artefici del nostro destino. La distonia mi ha insegnato ad aprire gli occhi e a vedere me stessa in modo nuovo.

Che cos’è per LEI la resilienza?
Resilienza è saper imparare a danzare con l’imprevisto, trasformando il dolore in energia creativa e vitale. Resilienza è sapere che qualsiasi sfida mi si presenta, ho tutte le potenzialità dentro di me per affrontarla. Resilienza per me, non è combattere il nemico (in questo caso la distonia) ma accoglierlo con amore nella nostra casa e farlo stare con noi quanto vuole. Quel tempo è il tempo necessario che serve a noi per crescere, per diventare consapevoli di noi stessi. 

Qual è il messaggio positivo che vuole dare a chi è in una fase complicata della propria vita e ha bisogno di una parola, di un conforto?

Vorrei dire di non fuggire dalle complicazioni della propria vita e nemmeno di lottare per scacciarle. Ogni cosa arriva a noi per darci un insegnamento. Bisogna innanzitutto imparare ad accogliere noi stessi e darci amore. L’amore e la cura che abbiamo verso noi stessi, lo vedremo riflesso nel mondo esterno. Quello che vorrei dire è che quando viviamo momenti complicati, dobbiamo guardare solo a noi, senza giudicarci e senza pensare che gli altri siano meglio. Noi siamo il centro di tutto. L’unica persona con cui passerai la tua intera vita, sei tu. Quindi, vivi meglio che puoi. Hai tutte le risorse dentro di te per superare le situazioni complicate.

Con le sue parole Veronica ci porta dentro ad una vera e propria rivoluzione gentile, capace di diffondere in chi la legge un messaggio delicato, di cura e immensa gratitudine per la vita.