Non si vede solo con gli occhi. Le emozioni del cuore e le sensazioni costruiscono significati altrettanto concreti.
La nuova Storia di Resilienza racconta la possibilità di ricominciare anche quando sembra tutto perduto, buio. In realtà si è solo trasformato e la luce arriva in modo diverso.
“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” diceva Antoine-Laurent de Lavoisier e questa frase assume un significato particolare nella vita di Ivan Gelli, il protagonista di questa storia che ha trasformato il suo modo di guardare il mondo e di costruire relazioni.
Otto anni fa l’arrivo del morbo di behcet con la conseguente cecità. La sua reazione è stata quanto di più resiliente possa esistere: un moto di rivoluzione e coraggio che gli ha permesso di andare avanti con positività.
Perdere la vista non significa smettere di vedere. Vuol dire affidarsi ad altri sensi ed emozioni in grado di farti scoprire aspetti profondi e sviluppare relazioni speciali, ben più profonde. Come il legame con Kyle il labrador cane guida di Ivan. Un compagno di vita possibile grazie al Servizio Cani Guida dei Lyons che il Lyons Club gestisce a Limbiate in provincia di Milano. Un essere speciale che regala amore incondizionato.
La vita di Ivan, cinquantenne bolognese, è piena di affetti: una moglie, 4 figli e gli amici che rendono le sue giornate dense di impegni per il Sociale.
Come gli incontri di sensibilizzazione nelle scuole arrivati grazie a Milena Rubini del Lions Club Irnerio. Sono occasioni di crescita reciproca in cui Ivan racconta la sua storia per dare qualche piccolo suggerimento e insegnamento: come ad esempio aprire gli occhi su cosa sia veramente importante nella vita, affrontando le sfide della diversità e dell’inclusione.
“La mia più grande passione sono le relazioni umane: l’incontro con le persone, il dialogo, lo scambio autentico, indipendentemente dall’età, dal ruolo o dalle differenze”
Vi invitiamo a leggere l’intervista completa a Ivan Gelli realizzata da Federico Feliziani, redattore del Blog di Storie di Resilienza.
INTERVISTA A IVAN GELLI PROTAGONISTA DI STORIE DI RESILIENZA

Ciao Ivan, raccontaci di te, della tua forza e del tuo modo di vedere la vita.
Otto anni fa la mia vita ha preso una direzione completamente nuova a causa della perdita della vista. È stato un cambiamento profondo, inizialmente difficile, ma che col tempo si è trasformato in una grande opportunità di crescita personale. La cecità mi ha costretto a fermarmi, ad ascoltarmi davvero e a riscoprire ciò che per me conta di più. Oggi dedico gran parte della mia vita al sociale perché credo fortemente nel valore dell’ascolto, dell’inclusione e della condivisione. Mettermi in relazione con gli altri non è solo ciò che amo fare, ma anche il modo in cui sento di dare senso alla mia esperienza e restituire qualcosa di positivo alla comunità.
Quali sono gli aspetti della vita che hai “scoperto” dopo esser diventato cieco?
Ho scoperto il senso della vita proprio adesso. Per me è nel donare, nel regalare il mio sorriso agli altri. È qualcosa che mi appaga profondamente e mi fa sentire nel posto giusto. Il segreto non è ignorare le difficoltà o far finta che non esistano, ma scegliere ogni giorno di guardare oltre. Quando riesci a dare qualcosa di te — anche solo un sorriso — ti accorgi che quello che doni ritorna sotto forma di energia, gratitudine e forza. Ed è così che continuo ad andare avanti: trovando valore nelle relazioni, nelle piccole cose e nel bene che possiamo condividere, anche nei momenti più complessi.
Cosa è per te la resilienza?
Per me la resilienza non è “resistere” o fare finta che vada tutto bene. È accettare ciò che la vita ti mette davanti, anche quando fa male, e scegliere comunque di andare avanti dando un nuovo significato a quello che vivi. Dopo aver perso la vista ho capito che non potevo cambiare la mia condizione, ma potevo cambiare il modo di stare al mondo. La resilienza, per me, è trasformare una fragilità in una possibilità, non chiudersi, ma aprirsi ancora di più agli altri. È continuare a credere nelle relazioni, nelle persone e nel valore di ciò che possiamo costruire insieme, anche quando tutto sembra dover finire.
Cosa rappresenta Kyle per te?
Kyle per me non è un cane. È una parte del mio corpo, la parte più bella che ho. Con lui non mi sono mai sentito diverso dagli altri, ed è stato il primo a farmi vivere questa sensazione in modo naturale, senza filtri né pietà. Grazie a Kyle ho scoperto di essere speciale, non per quello che mi manca, ma per quello che sono. È un compagno di vita, una guida, ma soprattutto una presenza che mi ha restituito fiducia, libertà e dignità. Con lui accanto mi sento completo.
Quanto è inclusiva la nostra società nei confronti delle persone con disabilità?
La società di oggi fa ancora molta fatica ad accogliere e integrare davvero la disabilità. Questo perché la disabilità non è una sola: esistono tante variabili, tante esigenze diverse, e per costruire un’inclusione reale bisognerebbe valutarle tutte con attenzione. Non è un processo semplice, ma è necessario. In molti contesti, ancora oggi, le persone con disabilità rischiano di essere emarginate. Spesso l’invalido o il disabile si trova ad affrontare da solo la maggior parte delle dinamiche quotidiane, dall’accessibilità alla gestione della vita pratica. Anche la burocrazia, che dovrebbe aiutare, non è sempre semplice né immediata. C’è ancora tanta strada da fare perché l’inclusione diventi concreta e non solo una parola.
Qual è il messaggio importante da trasmettere alle nuove generazioni?
Alle nuove generazioni direi di non fermarsi all’apparenza, di avere il coraggio di conoscere le persone per ciò che sono davvero. La diversità non è un limite, ma una ricchezza, e il rispetto nasce proprio dalla capacità di ascoltare, comprendere e mettersi nei panni dell’altro. Se tutti imparassimo a guardare con gli occhi della testa e del cuore, non ci sarebbero più pregiudizi né differenze. Solo così il mondo potrebbe diventare un luogo in cui siamo davvero tutti uguali, senza etichette.
Quali emozioni e soddisfazioni ti regalano gli studenti?
Con i ragazzi vivo un vero scambio di emozioni. In ogni incontro cerco prima di tutto di creare un rapporto umano, raccontando e trasmettendo il valore dell’uguaglianza e del rispetto. Provo a far capire loro che nella vita la cosa più preziosa che potranno mai avere è il tempo, non il denaro. In cambio, loro mi regalano la ricchezza più grande: le loro domande. Ogni volta mi arricchiscono, mi mettono in discussione e mi ricordano quanto sia importante continuare a crescere insieme.
Ringraziamo Ivan Gelli per essersi raccontato con grande sincerità e senza alcuna retorica nel nostro diario digitale. Una storia in cui la disabilità diventa forza a sua volta grazie al Sociale e all’incontro con gli altri, i ragazzi delle scuole in particolare. Sono questi momenti, insieme a quelli della famiglia, a dare coraggio e luce a Ivan a cui auguriamo un futuro di cose belle.