Ci sono situazioni ed eventi che cambiano completamente la vita e insieme a lei la prospettiva con cui guardare il mondo. Lo sa bene il protagonista di questa intervista che ha deciso di raccontarsi a Storie di Resilienza. Giovanni Buono, fondatore e Presidente dell’Associazione “No Limits”, un progetto nato dopo l’incidente stradale avuto all’età di 22 anni mentre era in servizio nell’Arma dei Carabinieri. 

Giovanni ha dovuto ricominciare, da zero. Con l’aiuto delle terapie e delle persone vicine, imparando a vedere e percorrere altre strade, con la voglia di andare oltre i limiti, Da qui l’idea dell’associazione “No Limits” che ha l’obiettivo di: 

Dire ad alta voce che nessuno è definito dalla propria disabilità, che gli ostacoli possono diventare opportunità, e che da una vita che cambia improvvisamente può nascere una nuova forma di coraggio”.

Una vita nuova che Giovanni Buono, con grande atto di generosità e resilienza, restituisce alla comunità, dedicandosi agli altri. Con un gesto, un sorriso o una parola di conforto capace di cambiare in meglio il mondo. 

Perché la sua è una Storia di Resilienza? 

La mia è una storia di resilienza perché tutto è cambiato in un attimo. 

A 22 anni, mentre servivo lo Stato nell’Arma dei Carabinieri (servizio di leva), un incidente stradale ha spezzato la mia colonna vertebrale e con lei tutto ciò che pensavo di essere e di diventare. Due anni di ospedalizzazione, tra letti, corsie, silenzi e attese: anni in cui ho dovuto imparare a convivere con il dolore, con la paura, con lidea di una vita completamente diversa. 

La resilienza per me è nata lì, in quei giorni interminabili in cui avrei potuto spegnermi, e invece ho iniziato lentamente a ricostruirmi. 

Condividerla è importante perché nessuno dovrebbe sentirsi solo davanti a una trasformazione così grande. Voglio che chi legge capisca che anche quando la vita sembra crollare, dentro di noi rimane una forza incredibile, capace di guidarci verso una nuova strada. Se la mia storia può essere un faro per qualcuno che sta attraversando il buio, allora è giusto raccontarla. 

Come nasce No Limits”? 

“No Limits” è nata dal desiderio di dare un senso a quello che mi è successo. Quando sono rientrato a casa, dopo due lunghi anni di ospedale, ho dovuto affrontare un mondo nuovo, difficilissimo da accettare alla mia età. Ma è proprio lì che ho capito una cosa: la mia fragilità poteva diventare forza. Il mio dolore poteva trasformarsi in un messaggio di “ripartenza”.  

Ho fondato “No Limits” per dire ad alta voce che nessuno è definito dalla propria disabilità, che gli ostacoli possono diventare opportunità, e che da una vita che cambia improvvisamente può nascere una nuova forma di coraggio. Volevo che la mia storia non rimanesse chiusa in una stanza d’ospedale, ma che diventasse un ponte per chi oggi vive situazioni simili. 

Come si possono affrontare le barriere culturali e quelle mentali? 

Le barriere più dure non sono quelle architettoniche: quelle, prima o poi, si possono abbattere. Le più difficili sono quelle negli occhi degli altri. Il senso di pietà, i pregiudizi, l’idea che una persona in carrozzina debba vivere a metà. 

Per superarle serve prima di tutto accettare se stessi. 

Io ho dovuto fare i conti con una nuova immagine di me, con aspettative che crollavano e con l’idea che la mia vita sarebbe stata diversa da quella sognata. Ma è proprio quando ho iniziato ad accogliere questa nuova versione di me che ho ritrovato libertà. 

Poi serve dialogo: raccontarsi, mostrarsi, spiegare. Le persone cambiano il proprio sguardo quando incontrano la verità, non il silenzio. 

E infine serve coraggio quotidiano: chiedere diritti, pretendere inclusione, non accettare di essere messi da parte. Immaginare nuove soluzioni ed osare!! La vita piena arriva quando si smette di nascondersi e si comincia a vivere secondo la propria dignità, non secondo le aspettative degli altri. 

Qual è laspetto che ha scoperto o che lha colpita nella sua nuova” vita? 

Quello che mi ha colpito di più è la forza che non pensavo di avere. Da ragazzo di 22 anni, improvvisamente catapultato in un mondo di dolore e limiti, non avrei mai immaginato di riuscire a ricostruirmi. E invece ho scoperto una versione di me più profonda, più coraggiosa, più consapevole. 

Ho imparato a dare valore ai gesti piccoli, alle relazioni autentiche, al tempo che scorre in modo diverso. E soprattutto ho capito che si può ripartire anche quando tutto sembra finito. Che si può vivere una vita piena, ricca, significativa…anche se diversa da come l’avevamo immaginata. 

Quali progetti per lei e per la sua comunità nel futuro prossimo? 

In linea generale, il mio, il Nostro sogno è far crescere No Limits” come una casa, una comunità, una famiglia per chi cerca sostegno, motivazione e possibilità. VogliAmo ampliare i progetti dedicati all’autonomia, allo sport, alla socializzazione e alla consapevolezza dei diritti. 

VogliAmo creare una rete forte, fatta di scuole, enti e aziende che credano davvero nell’inclusione, non come una parola, ma come un impegno concreto. 

Personalmente voglio continuare a portare la mia testimonianza ovunque serva: tra i giovani, nelle comunità, nelle scuole, nei reparti ospedalieri, nei luoghi in cui qualcuno sta affrontando ciò che io ho già attraversato. 

Nello specifico il primo progetto pilota è quello di sensibilizzare e sviluppare la tematica legata alla guida e trasporto. Vogliamo creare una rete capace di sopperire a questa mancanza visto che purtroppo ancora oggi è molto difficile reperire automobili munite di comandi guida ausiliari. 

Insomma, secondo noi l’auto è sinonimo di autonomia e come tale deve poter essere accessibile a tutti.

Che cos’è per Lei la Resilienza? 

Per me la resilienza è la capacità di rinascere dopo una caduta che sembrava definitiva. È il momento in cui senti che tutto è perduto e invece dentro di te, quasi impercettibile, sopravvive una scintilla che ti dice: “Puoi andare avanti”. 

La resilienza non è essere forti sempre. 

È avere paura, sentirsi fragili… e scegliere comunque di ricominciare. È trasformare le cicatrici in strade nuove, il dolore in significato, gli ostacoli in opportunità. 

La resilienza è la mia vita di oggi. Non la vita che avevo immaginato, ma una vita che mi appartiene profondamente. 

Giovanni ti ringraziamo per aver aperto il tuo cuore.
Esserti raccontato è un grande privilegio per noi che della scrittura e prima ancora dell’ascolto ne abbiamo fatto un meraviglioso mestiere. 

Chi avrà la fortuna di imbattersi nelle tue PAROLE di questa intervista, potrà dire di aver colto il coraggio, il senso di appartenenza e il forte amore che tu hai per la vita. Pensiamo che il mondo abbia bisogno di persone con la tua FORZA e di quella RESILIENZA, fatta di fragilità e di cadute, ma anche di nuove e sorprendenti ripartenze, grazie alla VOGLIA di non abbattersi, MAI.