Al centro di questa Storia c’è un progetto che genera grande valore sociale superando le barriere culturali: è il “Bologna for Community” il cui motore straordinario è rappresentato dai volontari.

A Bologna tanto è cambiato da quando grazie all’Associazione “Io Sto Con” nel 2019, il Bologna for Community accompagna con pullmini attrezzati, quindi fisicamente ma soprattutto con il cuore, persone con disabilità in luoghi di socialità: tra questi lo Stadio Renato Dall’Ara per seguire le partite del Bologna FC 1909. 

Un’iniziativa inizialmente fatta per rispondere ad un’esigenza specifica ma poi grazie all’ingegno e soprattutto alla determinazione di Silvana Fusari di PMG Italia, si è trasformata in un progetto ambizioso e prezioso.  

Di questo progetto, che tocca le corde della  sensibilità, avevamo parlato nella quarta stagione di Storie di Resilienza “Un attimo di noi” raccontando la partita come uno spazio in cui coltivare la passione per il pallone ma soprattutto per stare insieme.  Accessibilità, inclusione e divertimento continuano ad essere i principi alla base di questa azione sociale.

IL BOLOGNA FOR COMMUNITY: EMOZIONI OLTRE LE BARRIERE

Questa storia parte dal “motore” del progetto, quello forte e roboante. Sono i volontari. Uomini e donne di buona volontà grazie ai quali ogni forma di uscita e iniziativa del Bologna for Community diventa possibile, concretamente realizzabile.

Un comunità che ogni anno cresce sempre di più includendo al proprio interno cittadini, rappresentanti delle istituzioni, del mondo della Politica  e dell’Università. Ma quali emozioni e quali sensazioni si vivono, ad essere volontari? Lo abbiamo chiesto a Paolo e Natascia due delle colonne portanti del Bologna for Community.

 

La forza del Bologna for Community? I volontari. L’intervista a Paolo e Natascia

Paolo, qual è laspetto che più le piace del volontariato?

Ciò che mi ha spinto a unirmi al team è lattenzione profonda verso la socialità: agiamo mettendo al centro le necessità delle persone. Abbiamo il privilegio di donare parte del nostro tempo libero per portare allegria e leggerezza, creando legami che spesso diventano vere amicizie. Questa esperienza mi ha reso molto più sensibile a temi delicati. Credo fermamente che di socialità, integrazione, disabilità e fragilità si dovrebbe iniziare a parlare seriamente già tra i banchi delle scuole medie, per educare i ragazzi all’empatia fin da piccoli.

Quali sono le risposte dei ragazzi e dei loro caregiver durante le varie trasferte?

Con il progetto ‘Bologna For Community’ accompagniamo chi ne fa richiesta allo stadio, al cinema in Piazza Maggiore o al mare. Spesso gli utenti sono fedelissimi e con loro si crea un rapporto speciale, fatto di complicità. Lo senti negli sguardi felici e negli abbracci generosi che ci scambiamo quando ci incontriamo. Tutto questo mi rende orgoglioso non solo di ciò che facciamo, ma di come lo facciamo. Inoltre, offriamo un momento di sollievo alle famiglie: sapere che i loro cari sono felici e in buone mani le rasserena, e spesso ci ringraziano con un calore e una dolcezza che commuovono.

Ci vuole raccontare un aneddoto del legame che si crea tra voi e i ragazzi?

Sono passati cinque anni da quando ho iniziato e con alcuni ragazzi il rapporto è diventato splendido. Più che guardare la partita, a volte ci divertiamo a commentare le azioni in campo: dalla nostra postazione urliamo suggerimenti ai giocatori come ‘Passa la palla!’, ‘Chiudi!’, ‘Apri!’, scatenando le risate di tutti; il mio amico Adriano, in questo, è il numero uno! Un altro esempio è Alessandro: mi chiama spesso per sapere come sto e facciamo due chiacchiere. Vuole sempre sapere chi di noi andrà a prenderlo con il pulmino. È un appuntamento telefonico che riempie di gioia me e, sentendo la sua voce, capisco che rende felice anche lui.

Natascia, cosa significa per lei essere volontaria del Bologna for Community?

Essere volontaria in un progetto come il ‘Bologna for Community’ significa far parte di una grande famiglia che mette al centro la gioia delle persone che accompagniamo e il profondo rispetto per le loro famiglie, che con estrema fiducia ce le affidano per interi pomeriggi. È un volontariato diverso da quello tradizionale: qui limpegno e la responsabilità sono a 360 gradi. Ma le soddisfazioni sono così grandi che la stanchezza svanisce, lasciando il posto allemozione di aver reso speciale una giornata, sia per noi che per i nostri ‘super tifosi’. A volte rientro a casa con le lacrime agli occhi per l’emozione, altre volte non smetto di ridere ripensando ai momenti di allegria vissuti insieme.

Cosa significa per lei unire la passione per il Bologna ad unattività di aggregazione sociale che fa la differenza nella vita delle persone con disabilità?

È difficile spiegarlo a parole; ci proverò usando il cuore. Tifare per la squadra della propria città, quella che fa parte del tuo quotidiano fin da quando tuo padre te la raccontava con passione e che oggi i tuoi figli seguono con lo stesso entusiasmo, è sentirsi parte di una storia. Unire questo legame profondo a un progetto di amore e collaborazione come ‘Bologna for Community’ dà un senso nuovo a tutto ciò che ho fatto nella vita. Sapere che, per tutta la settimana, decine di persone aspettano quel giorno per vivere un pomeriggio in allegria e spensieratezza è la ricompensa più bella.

Cosa si augura per il futuro di questo progetto?

Spero con tutto il cuore che chiunque stia attraversando un momento difficile, per motivi di salute o altro, possa provare almeno una volta la gioia di far parte di questo gruppo. Mi auguro che tutti i tifosi del Bologna, e non solo, si rendano conto di quanto amore ci sia in questo progetto, che negli anni è cresciuto diventando una realtà bellissima. Spero di poter regalare ancora tanta gioia, perché il tempo che dedico a questi ragazzi è quello meglio speso in una vita che corre sempre troppo veloce e che spesso ci rende disattenti verso i valori che contano davvero.

Due testimonianze che ci lasciano immergere nell’essenza sociale di questo progetto che, attraverso lo sport, si occupa di persone e della loro voglia di connettersi agli altri.

Ringraziamo Paolo e Natascia per aver condiviso la loro esperienza con il diario digitale di Storie di Resilienza e ringraziamo Silvana Fusari l’anima di questo progetto.   

Il Bologna for Community è un progetto che merita di essere diffuso e sostenuto perché capace di fare la differenza in un legame tra chi “tende la mano” e chi quella mano l’accoglie e la tiene forte a se.