La storia di Sabrina Papa è ricca di insegnamenti. Grazie al coraggio e alla dedizione, ma soprattutto allo studio ha realizzato il suo sogno: volare, diventando nel tempo la prima allieva pilota in Italia. Tutto questo nonostante la disabilità visiva l’accompagni sin dalla nascita.

Formatasi presso l’Associazione Baroni Rotti (pilotare comunque) e l’Association Européenne des Pilotes Handicapés Visuels “Mirauds Volants” dal 2016 sorvola i cieli di Italia e di Francia. In volo con lei c’è sempre un istruttore qualificato pronto ad intervenire qualora ce ne fosse il bisogno. 

Appassionata di aviazione fin da piccola quando insieme alla sorella ascoltava affascinata il rombo degli aerei passarle sopra la testa, è la testimonianza di come i limiti possano essere superati o meglio affrontati attraverso la giusta consapevolezza e soprattutto la giusta preparazione.

Originaria di Salice Salentino (Lecce), dal 1992 lavora a Roma in IBM come programmatrice e IT specialist.

SABRINA PAPA E IL SOGNO DI VOLARE

Arriviamo al cuore della nostra Storia di Resilienza e al sogno che “raddoppia” con la pubblicazione del nuovo libro di Sabrina Papa dal titolo Volando nell’invisibile” – una pilota fuori dall’ordinario che dalle prime pagine restituisce al lettore un messaggio chiaro e diretto sulla disabilità:

Noi “diversamente abili” siamo in questo mondo in una condizione che certo non abbiamo scelto, ma tra l’attendere passivamente che la vita scorra e scoprire cosa invece possa offrirci, io – e la maggior parte delle persone come me – propendiamo per la seconda. Davanti a una montagna c’è chi si arrende, chi cerca un valico o prova ad aggirarla, chi preferisce scalarla.

Leggi la Preview del libro Volando nell’invisibile 

Federico Feliziani ha intervistato Sabrina Papa

Ci racconti un po’ di lei, dei suoi sogni e del suo concetto di disabilità…

Sabrina è innanzitutto una persona che non si arrende e che cerca una soluzione ad ogni problema che si contrappone tra lei e i suoi sogni e bisogni. Sono cieca dalla nascita, ma questo non mi ha impedito di studiare, lavorare, inseguire i miei sogni (e realizzarne alcuni), vivere.

“Il disabile” non è quel “poverino” che si piange addosso tutto il giorno, ma una persona che cerca di vivere al meglio la propria vita, realizzandosi secondo le proprie aspirazioni e sogni. È una persona che lavora, fa sport, ha delle responsabilità, una famiglia, si diverte e assapora quello che può prendere di buono dalla vita che non si è scelta, ma che, essendo quella che è, va vissuta fino all’ultimo.

I limiti esistono, ma prima di sapere/accettare che siamo di fronte a un limite, dobbiamo provare, cercare soluzioni per essere sicuri che sia davvero invalicabile. 

Il più delle volte i limiti non sono tali, oppure, ciò che è un limite oggi non è detto che lo sia anche domani. Se proprio un limite ci dev’essere, sarà comunque possibile smussarlo per poterci convivere al meglio.

Ci può spiegare quali sensazioni, emozioni prova quando pilota un aereo?

Le emozioni sono tante e difficili da descrivere. Solo chi vola può comprenderle pienamente. 

Sentire l’aria viva, che muove l’aereo, sentire che sei un tutt’uno con l’aereo, che lui risponde a quello che tu gli fai fare, il rumore del motore che cambia a seconda dell’assetto e quindi della velocità, sapere di avere il cielo immenso e libero tutto intorno, sentire la forza che ti schiaccia sul sedile o restare appesi quando sei in volo rovescio, insomma, sono sensazioni meravigliose e difficili da descrivere a parole.

Qual è stato il percorso formativo che ha dovuto affrontare per coronare questo suo sogno, il volo?

Non esistono brevetti per chi è cieco, mi sembra naturale. 

Per avere la licenza di volo bisogna avere un requisito fondamentale: la vista. Diversamente non si può neanche fare il “Volo Solista” che è il primo volo senza istruttore (quindi completamente da soli) preludio a tutta la carriera da pilota. 

Io potrò volare sempre e soltanto con un istruttore qualificato. Sarò quindi sempre una “allieva pilota”. In volo faccio tutto io, naturalmente. 

Ho studiato la teoria, ho imparato quello che c’è da sapere, l’istruttore accanto a me si limita a leggermi i valori degli indicatori, a darmi l’assetto dell’aereo con dei lievi tocchi o trazioni sul mio ginocchio destro e, cosa più importante, è pronto ad intervenire immediatamente in caso di necessità/pericolo. 

Lui è solo i miei occhi, il resto lo faccio io, ma la sicurezza viene prima di tutto e nel momento in cui lui dovesse dirmi di mollargli l’aereo lo farei senza pensarci due volte.

Può chiarire effettivamente il suo ruolo e la sua qualifica di “allieva”?

Il cieco non è stupido, ma solo cieco. Vista a parte, può memorizzare tranquillamente un cruscotto, sapere come azionare i comandi e quando, studiare sui manuali digitalizzati o in braille, imparare la posizione dei punti su una mappa in rilievo, sapere quando c’è da fare qualcosa, perché e come farla. 

Il mio istruttore mi trasmette l’assetto dell’aereo con dei lievi tocchi sul ginocchio. Ho scelto questo metodo perché mentre la parola deve essere pronunciata, ascoltata (col rischio di non essere afferrata all’istante) e tradotta in azione, il tatto invece è immediato. Spesso le correzioni che si fanno in volo sono tante, piccole e rapide. L’immediatezza nell’azione è fondamentale. 

Con l’istruttore si viene a creare una sintonia tale da divenire un tutt’uno insieme all’aereo stesso e si arriva a fidarsi reciprocamente. 

Qual è il suo rapporto con gli altri e in generale quanto pensa sia importante la socialità?  

Il rapporto con gli altri è fondamentale. 

L’essere umano è per natura socievole. Gli altri sono importanti per noi come noi lo siamo per gli altri. Senza contare che alla fine, nella vita siamo tutti una squadra: noi possiamo metterci la volontà, l’impegno, i sacrifici, la passione, ma senza il supporto di chi ci è accanto e decide di crederci insieme a noi, non realizzeremmo nulla. Penso alle scuole di volo che mi hanno accolta senza pregiudizi, agli istruttori che si sono messi in gioco e hanno accettato la sfida per insegnarmi a volare, alle persone che sono state disponibili ad accompagnarmi in posti dove è impossibile arrivare con i mezzi pubblici o in taxi (poiché le scuole di volo non sono in mezzo alla città). 

Penso a tutte le persone che mi sono state e mi sono accanto e mi sostengono. 

Vale per me, come vale per ognuno degli esseri umani: tutti dobbiamo qualcosa della nostra realizzazione e felicità agli altri. Da soli non si va da nessuna parte, tutt’al più da soli possiamo attraversare una strada, ma con chi ci è accanto e ci sostiene possiamo percorrerla all’infinito. 

Il libro di cui è autrice “Volando nell’invisibile” che cosa rappresenta nel suo cammino personale e professionale?

Il libro è sempre stato un mio sogno, ma soprattutto è stato una bellissima esperienza sia nella stesura che nelle varie presentazioni e incontri. 

Nella scrittura è stato catartico: ho rivissuto momenti e ricordi che credevo dimenticati e che invece sono tornati alla memoria nitidi come fossero appena accaduti, provocando in me delle emozioni molto forti. 

Credo addirittura di essere riuscita in questo modo ad elaborare situazioni particolari e guardarle con altri occhi. 

GUARDA LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO

Il giro delle presentazioni poi mi ha dato l’opportunità di incontrare tantissime persone straordinarie e fare delle esperienze che mi hanno arricchita molto. 

In questo libro ognuno può trovarci i messaggi più disparati, dal fatto che nonostante una disabilità si possa vivere e realizzare i propri sogni come chiunque altro, al concetto che non bisogna mai arrendersi se si vuole davvero qualcosa, che le cose bisogna cercarsele perché non piovono dal cielo, che la vita è difficile ed è piena di momenti bui, ma che bisogna rimboccarsi le maniche e cercare di andare avanti per non dargliela vinta… insomma, ognuno potrà trovarci o ritrovarsi in qualche esperienza. Da parte mia nessuna pretesa di insegnare nulla, ma se sono stata utile anche ad una sola persona su milioni di persone, avrò fatto bene a scriverlo.

Cosa sogna per il suo futuro? 

Di sicuro di poter continuare a volare perché è la mia vita. Poi, purché si tratti di cose belle, accolgo qualsiasi esperienza nuova che si presenti. Quelle brutte magari cerchiamo di evitarle… benché anche loro insegnano.

La nostra Redazione ringrazia Sabrina Papa per aver permesso alla nostra comunità di lettori e lettrici di conoscere la sua storia e soprattutto per aver dato un messaggio importante tramite un esempio concreto: quello di non arrendersi mai e di trovare possibili strade alternative per “volare” oltre gli ostacoli, i pregiudizi e gli stereotipi della disabilità.