La nuova storia di resilienza mette in connessione due valori preziosi per la salute di ciascuna persona: lo sport, in generale l’attività fisica, e la prevenzione. Lo sport faceva già parte della vita di Mattia Pavani, ventiduenne bolognese, giocatore professionista di basket. Una passione ed una professione interrotta all’improvviso dalla diagnosi di una malattia. 

“Non ci credo che sta capitando a me. Adesso mi sveglio e scopro che era soltanto un brutto sogno” .

Di fronte alla notizia rimane sgomento e spiazzato ma non perde la determinazione, grazie anche ai valori che gli ha insegnato lo sport, rimanendo “in campo” con se stesso ad affrontare la sfida più importante: guarire dal tumore al testicolo.

LA SALUTE IN CAMPO: UNA PARTITA DA VINCERE

Da qui il messaggio dell’importanza della prevenzione primaria spesso considerata accessoria durante gli anni dell’infanzia e della giovinezza. Eppure la vita sorprende, come ha sorpreso Mattia, mandando per aria i nostri piani. Ciò che possiamo fare è imparare ad essere resilienti, attingendo dalle nostre forze e dall’affetto di chi ci sta accanto.  

Dopo un lungo percorso di cure complesse e di cicli di chemioterapia, affiancato dai medici e circondato dall’amore della famiglia e degli amici, Mattia per fortuna sconfigge il cancro uscendone con una nuova consapevolezza: non sottovalutare i controlli medici e promuovere l’importanza della prevenzione tra i suoi coetanei.

In tante occasioni, nell’ambito di iniziative ed eventi come il recente Festival della Salute 2026, Mattia si è recato nelle scuole per sensibilizzare i giovani raccomandando loro la priorità della salute e di non sottovalutare i segnali del corpo. L’invito che rivolge a tutti è quello di non avere paura o vergogna a fare controlli se si avvertono sintomi strani.

Lo abbiamo intervistato per Storie di Resilienza ed ecco come ha risposto alle domande di Federico Feliziani.

MATTIA PAVANI – UN CAMPIONE ANCHE FUORI IL CAMPO

Mattia Pavani si racconta…e racconta la sua “rinascita” dopo la diagnosi, le cure e la guarigione dal tumore. 

Fin da piccolo il mio sogno era diventare un giocatore di basket e, in effetti, stavo già intraprendendo questo percorso, quando durante una visita di controllo mi è stato diagnosticato un tumore al testicolo. Alla diagnosi sono seguiti l’intervento e tre cicli di chemioterapia, fino ad arrivare alla guarigione lo scorso settembre. È stato un percorso duro, ma anche un’esperienza estremamente formativa.

Come hai affrontato il percorso delle cure e cosa hai imparato da questa situazione?

Inizialmente penso di averla affrontata bene: ero carico, con una grande voglia di guarire e di lasciarmi tutto alle spalle il più velocemente possibile. Purtroppo, con il passare delle settimane e l’avanzare della terapia, le forze mi hanno gradualmente abbandonato.

L’ultimo mese è stato particolarmente duro. Ho imparato che, purtroppo, ci sono momenti in cui non tutto può essere sotto il nostro controllo: in quei casi bisogna semplicemente stringere i denti, resistere e lasciare che la tempesta passi.

Cosa vuoi dire ai tuoi coetanei rispetto alla prevenzione?

Ho imparato che, purtroppo, anche situazioni che sembrano lontane e che pensiamo possano capitare solo agli altri possono diventare molto più vicine di quanto immaginiamo. Per questo è fondamentale informarsi e fare prevenzione riguardo a questo tipo di tumore: solo attraverso la consapevolezza e la diagnosi precoce si possono evitare sofferenze inutili.

Qual è il rapporto che i giovani, i maschi in particolare, hanno con il proprio corpo e con la prevenzione?

Secondo me, alla base c’è ancora molto imbarazzo, perché il tumore al testicolo coinvolge una sfera estremamente intima della persona. Nel mio caso, è stato proprio questo uno dei motivi che mi ha portato a rimandare la visita. Spero che, con il tempo e una maggiore sensibilizzazione, questo tabù possa essere superato, permettendo a sempre più persone di affrontare il problema senza paura o vergogna.

Oggi sei un giocatore di basket professionista. Grazie a quali valori sei riuscito a realizzare questo sogno?

Diciamo che, dopo questa esperienza, sto cercando di tornare ad esserlo. Sicuramente gli insegnamenti e i valori che ho maturato attraverso lo sport mi hanno aiutato molto ad affrontare questo percorso e le difficoltà che ha comportato.

Oggi come ti senti e quali altri sogni e progetti hai in mente?

Ora sto bene e mi sento tornato alla normalità. Dovrò solo affrontare i controlli periodici ogni sei mesi per i prossimi cinque anni ma nella mia quotidianità cerco di non pensarci.

In questo momento, tra basket, università e i miei progetti personali, ho iniziato a collaborare anche con le attività di famiglia e sto organizzando insieme ad alcuni amici un torneo di basket. Cerco di tenermi il più impegnato possibile.

Nella tua esperienza quanto ti ha aiutato la forza ed il coraggio?

Diciamo che quando ti capitano queste situazioni sviluppi sicuramente un istinto di sopravvivenza”, che credo sia innato in ogni persona e che emerge soprattutto nei momenti di difficoltà per reagire e combattere. 

Siamo felici di aver racconto la storia e l’intervista di Mattia sul blog di Storie di Resilienza, un giovane da prendere come esempio. Anche durante la tempesta non ha mai smesso di guardare al futuro e di combattere con tutte le sue forze per tornare oggi in campo. 

Una storia che testimonia l’importanza di prendersi tempo e cura per il proprio corpo oltre che per la mente. Un invito che vale per tutte le generazioni. Prendendo spunto dalle campagne di sensibilizzazione, non è mai troppo presto per fare prevenzione e soprattutto ricordiamo con lo spot del 2025 del Ministero della Salute che la partita più importante rimane quella della salute .