Nuovo ospite tutto bolognese per le storie di resilienza. Protagonista è Massimo Vitali scrittore e “portatore” di fantasia nelle scuole oltre che di buonumore, che non ha mai perso nonostante il tumore.

La malattia prima ha colpito lui, poi la mamma, ma la forza di reagire e combattere energicamente ogni giorno non manca. Un esempio concreto di resilienza quello di Massimo, scrittore creativo e divulgatore bolognese, classe 1978. Ama condurre progetti didattici nelle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado per allenare il muscolo della fantasia.

Una comunicazione spontanea la sua capace di “arrivare” dritto al cuore degli studenti ma anche degli adulti, dividendosi tra palcoscenici, piazze reali e piattaforme Social; in particolare nella sua pagina instagram racconta momenti di se, delle sue giornate e di come non cedere all’ “umore cattivo con la T davanti” come lui stesso definisce.

Massimo non solo non si arrende di fronte alla parola cancro, ma sa quando e come tirar fuori il sorriso e le parole giuste per farsi forza e farla agli altri. Un messaggio positivo, di attaccamento alla sua famiglia e in generale di amore per la vita che condivide con quanti, e sono tanti, partecipano alle sue numerose attività in giro per l’Italia: un laboratorio, un corso, la presentazione di un libro o un semplice post condiviso con la sua community. Complice il sorriso appunto ed un linguaggio diretto che coinvolge tutti, piccoli e grandi. 

INTERVISTA A MASSIMO VITALI – a cura di Federico Feliziani

Ciao Massimo siamo felici di averti protagonista della nostra rubrica. Con naturalezza ed empatia condividi iltuo racconto della malattia. Cosa ti ha portato a mostrare un lato così intimo della tua vita?

Il numero di messaggi ricevuti sui social dopo settimane di silenzio, che mi hanno caldamente suggerito di rispondere alla stessa domanda: “Ehi, tutto bene?”.

Così ho iniziato a raccontare pubblicamente la mia versione del “bene”, ad esempio la scoperta di come, a volte, anche una cosa brutta possa insegnare cose belle.

 

Quanto contribuisce la vicinanza e l’affetto della tua community nell’affrontare un percorso complesso come le cure oncologiche, prima tue e adesso purtroppo della tua mamma?

Sono semplicemente persone preziose.  Da quando ho iniziato a condividere contenuti però ho scoperto un’altra realtà: la presenza di quelle che io chiamo “persone silenziose”. Persone che vivono la stessa situazione ma non hanno il coraggio di parlarne con nessuno. E un po’ come a nascondino, guardare i miei contenuti le ha aiutate a fare un po’ più di pace con la propria malattia.

Poi è chiaro, quando due anni dopo di te una malattia come il cancro colpisce anche tua madre, la faccenda si complica parecchio… ma qui mi fermo perché uno degli effetti collaterali del cancro è la tendenza alla commozione, e io ora devo rispondere alle domande, non posso fare due cose contemporaneamente.

 

Con quale scopo è nato il motto “Zitto cancro” che vediamo spesso campeggiare nei tuoi video?

È un omaggio al nome della meravigliosa Onlus di Roma “Zittocancro”, una realtà creata “da pazienti oncologici per pazienti oncologici”. Da scrittore adoro le parole, e Zittocancro è un perfetto urlo silenzioso per tenere a bada una malattia fin troppo invadente.

In questi anni hai intensificato l’attività divulgativa nelle scuole, portando informazione e sensibilizzazione tra i più giovani. C’è un messaggio a cui tieni particolarmente e che arricchisce ogni tuo incontro?

Per un genitore non è facile parlare di cancro a un figlio. Così è nato il progetto “Tante piccole storie d’umore”: partendo dal mio romanzo “Il circolo degli ex” – quando ci si lascia l’umore cambia – arrivo a raccontare com’è cambiato il mio, che chiamo cattivo “umore con la T davanti”.

Dopo tanti incontri di messaggi speciali ne avrei parecchi, ma se devo sceglierne uno torno a un episodio del primissimo incontro, in una scuola ad Arezzo.  Alla fine dell’evento mi si avvicina una ragazza che, senza dirmi niente, inizia a piangere. 

Così, senza dire niente, l’abbraccio. Lei mi singhiozza all’orecchio che è epilettica, proprio come l’attacco che mi ha fatto scoprire il mio tumore.

Perciò la stringo ancora di più, poi mi viene un dubbio e le chiedo: “Tu sei fidanzata?” Lei annuisce continuando a piangere. 

A quel punto mi stacco: “E allora cosa piangi a fare?”. 

Lei scoppia a ridere e da quel giorno sono diventato una specie di zio, anche se è molto probabile che sia più matura lei.

Come fai a trovare sempre il lato positivo delle cose? 

Il merito è solo e soltanto di una persona che mi ha trasmesso, senza volerlo, la spontanea capacità di trovare leggerezza in qualsiasi situazione. 

Si chiama Santina di nome e di fatto, soprattutto per il ruggito con cui sta affrontando da più di due anni il suo cattivo ospite indesiderato, che ovviamente non è suo figlio, anche se spesso si autoinvita a pranzo a casa sua. 

 

A proposito cosa è la resilienza per te?

La resilienza è l’unico modo di accettare la realtà di una vita che non abbiamo scelto noi.
A questa aggiungo un valore per me fondamentale, spiegato in modo esemplare dallo scrittore francese Romain Gary: “L’ironia è una dichiarazione di dignità, un’affermazione della superiorità dell’uomo su ciò che gli capita”.
Un mantra che dovrebbe seguire chiunque, anche senza nessuna malattia.

 

Ringraziamo Massimo per la sua partecipazione al nostro spazio digitale. La conclusione di questa pagina, accanto all’invito di non mollare mai, vogliamo affidarla ad una frase di una celebre canzone di Antonello Venditti: 

E quando pensi che sia finita, è proprio allora che comincia la salita…che fantastica storia è la vita! 

Perché la vita è un dono meraviglioso e come tale bisogna riconoscerlo anche nei momenti più dolorosi e bui.